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Capitolo I

GESTIONE DELLE RISORSE ITTICHE


1.3 La gestione delle risorse ittiche in Sicilia

La Regione Siciliana è dotata di competenza legislativa esclusiva nel settore della pesca13.

La legislazione della Regione ha ad oggetto una serie di incentivi a sostegno del settore, nonché misure volte alla regolazione delle attività e alla conservazione delle risorse.

Il campo di azione della legislazione sulla pesca in Sicilia riguarda sostanzialmente: il riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di ripopolamento; la realizzazione di barriere ed altre opere finalizzate al ripopolamento ittico; il riordino dei regimi di aiuto alle imprese; e la protezione delle risorse acquatiche.

Nell’ambito del riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di ripopolamento14vengono previsti finanziamenti a favore di consorzi di enti pubblici locali diretti ad attuare iniziative per lo sviluppo del patrimonio ittico, per iniziative relative a:

  • l’istituzione e mantenimento in efficienza, nelle acque costiere dell’isola precluse alla pesca a strascico, nelle zone di ripopolamento attivo mediante la realizzazione sul fondo di idonee strutture che provochino una modificazione dell’ambiente naturale in modo da aumentare i livelli quantitativi e qualitativi della produzione ittica e impedire nel contempo la pesca con attrezzature radenti;

  • l’attività di vigilanza nelle zone di ripopolamento;

  • il controllo sull’andamento e lo sviluppo della produzione nelle zone di ripopolamento da affidarsi ad istituti scientifici specializzati.

Per quanto riguarda la realizzazione di barriere ed altre opere finalizzate al ripopolamento ittico la legislazione in merito si riferisce alle zone di mare ricadenti nell’ambito dei golfi di Catania, Castellammare e Patti15.

Al fine di favorire il ripopolamento ittico nei golfi interessati, viene vietato l’esercizio della pesca a strascico e/o con sistemi a esso assimilati nelle zone di mare delimitate con decreto dall’Assessore regionale per la cooperazione il commercio, l’artigianato e la pesca.

Un importante e più organico intervento legislativo è stato quello per il riordino dei regimi di aiuto alle imprese16.

Tra gli obiettivi più importanti di tale intervento si segnalano:

  • la conservazione e gestione razionale delle risorse biologiche del mare, compatibilmente con le esigenze di salvaguardia ambientale, anche attraverso lo studio ed il controllo delle interrelazioni tra l’ambiente marino, la pesca e l’acquacoltura;

  • l’introduzione del principio della gestione integrata della fascia costiera marina come strumento sistematico alla gestione delle risorse marine;

  • l’incremento delle produzioni e valorizzazione delle produzioni della pesca marittima siciliana, dell’acquacoltura, esercitata in acque marine, dolci e salmastre;

  • l’incremento delle potenzialità produttive della pesca costiera siciliana;

  • lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca marittima, alla maricoltura e all’acquacoltura;

  • la regolazione dello sforzo di pesca in funzione delle reali capacità produttive del mare, anche mediante l’adozione di piani specializzati di settore;

  • lo sviluppo e potenziamento dell’acquacoltura nelle acque marine, salmastre ed interne;

  • l’istituzione di zone di riposo biologico e di ripopolamento attivo;

  • il miglioramento e il potenziamento delle strutture ed infrastrutture al servizio della pesca, ammodernamento, incremento e razionalizzazione delle strutture a terra, ivi comprese le infrastrutture portuali connesse all’attività di pesca e le ex saline.

Vengono previsti aiuti per la produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici (tra cui l’adozione di sistemi di qualità, di sistemi obbligatori di igiene, sicurezza e qualità dei prodotti, di sistemi di audit ambientale) e contributi per l’attuazione di progetti aventi ad oggetto l’acquacoltura e la maricoltura e per le attività di ricerca scientifica e tecnologica in materia di pesca, acquacoltura e maricoltura.

Ai fini dello sviluppo dell’economia ittica e della tutela delle risorse biologiche la Regione determina il Programma regionale della pesca di durata triennale. Il Programma è adottato con Decreto dal Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, sentito il Consiglio regionale per la pesca.

Il Programma regionale persegue gli obiettivi e disciplina gli aspetti di seguito indicati:

  • analisi del settore dell’economia ittica e dello stato dell’ambiente;

  • individuazione degli obiettivi di sviluppo nell’ambito delle politiche comunitarie, nazionali e dei relativi programmi di finanziamento;

  • attività in mare della pesca e sviluppo dell’acquacoltura anche nelle acque interne e della maricoltura;

  • strutture a terra collegate all’esercizio della pesca marittima e misure promozionali di incentivazione dei servizi e della qualità dei prodotti ittici, anche a tutela dei consumatori;

  • ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca marittima, acquacoltura e maricoltura;

  • elaborazione di programmi d’uso delle aree marine.

La Regione predispone del Programma d’uso delle aree marine che identifica: le aree marine da destinare alla maricoltura e gli spazi terrestri necessari allo svolgimento di tale attività; le aree della fascia costiera terrestre da destinare alle infrastrutture necessarie alla sicurezza della navigazione; le aree marine da destinare al riposo biologico e al ripopolamento.

Nell’ambito della protezione delle risorse acquatiche17 l’Assessore per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, in attuazione dei programmi d’uso delle aree marine determina con proprio decreto le aree di riposo biologico e le aree di ripopolamento.

Tale decreto ha lo scopo di consentire lo sviluppo sostenibile dell’attività di pesca della flotta siciliana, nell’ambito del Piano Triennale Nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura e nel quadro degli orientamenti della Politica Comune della Pesca, attraverso la protezione delle risorse acquatiche.

Le misure previste sono sviluppate sulla base delle indicazioni tecnico-scientifiche fornite dagli istituti di ricerca coinvolti, nei programmi di valutazione dello stato delle risorse da pesca attorno i mari siciliani ed alle altre indicazioni provenienti dagli studi propedeutici alla realizzazione del Programma Regionale della Pesca. Tali misure contemplano ulteriori interventi tecnici rivolti a garantire una migliore modalità di sfruttamento delle risorse nell’ambito di applicazione del criterio di sostenibilità ed in applicazione del Codice di Condotta per una pesca responsabile (FAO 1995).

Le misure sono articolate per i principali sistemi di pesca utilizzati e per le aree operative dei vari segmenti di flotta e tengono, inoltre, conto delle specie bersaglio della pesca siciliana e della loro biologia ed ecologia.

Il settore della pesca, dunque, è caratterizzato da un’amplissima proliferazione normativa che va via via intersecandosi creando una fitta rete di regolamenti, leggi, decreti, circolari, ecc, che causano, spesso, un impatto difficilmente fruibile.

Se a questa situazione vanno aggiunti i problemi di copertura finanziaria, le difficoltà e i ritardi nella politica di concertazione e nella volontà di ascolto delle imprese e delle loro organizzazioni ne esce fuori un quadro che configura un settore gestito in modo precario che ha determinato, insieme al costante depauperamento delle risorse ittiche, l’attuale crisi del settore ittico.



13 Art. 14 dello Statuto; Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione”.

14 L.R. 1° Agosto 1974, n. 31 “Iniziative per il riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di ripopolamento”.

15 L.R: n. 25 del 7 agosto 1990 “Modificazioni e integrazioni della legislazione regionale in materia di pesca”.

16 L.R. 26 Dicembre 2000 n. 32 “Disposizioni per l’attuazione del POR 2000-2006 e di riordino dei regimi di aiuto alle imprese” Titolo XII.

17 D.A n. 103/Gab. Del 21 Aprile 2006 “Piano di protezione delle risorse acquatiche 2006-Interruzione temporanea della pesca”.



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