La pesca è stata da sempre un’attività
di fondamentale importanza per il soddisfacimento dei bisogni
alimentari dell’uomo. Oggi, con circa 143 milioni di
tonnellate di prodotto ittico l’anno, la pesca rappresenta un
importante settore del sistema economico mondiale. La Cina e il Perù,
rispettivamente con 51 milioni e 8 milioni di tonnellate, sono i
maggiori produttori mentre l’Unione Europea è il primo
mercato di prodotti trasformati e dell’acquacoltura In Italia l’attività ittica contribuisce al risultato economico complessivo del Paese in termini poco significativi. Tuttavia essa assume rilievo per gli aspetti socio-economici connessi e per la crescente attenzione che, a livello nazionale e internazionale, si sta ponendo allo sfruttamento delle risorse idro-biologiche e al conseguente progressivo impoverimento degli stock. Nel 2004 in Italia le attività di pesca, piscicoltura e servizi connessi rappresentano lo 0,1% del valore aggiunto nazionale ed il 3,2% di quello del settore primario produttore di biomasse (agricoltura, silvicoltura e pesca). Tale risultato è il frutto congiunto di due dinamiche negative: da una parte il cambiamento strutturale dell’economia, per il quale nel corso di poco più di un trentennio il settore primario ha quasi dimezzato il suo contributo al valore aggiunto nazionale (dal 5,5% del 1970 al 3,0% del 2004); dall’altra la specifica contrazione delle catture ittiche, per effetto del progressivo impoverimento degli stock e delle conseguenti politiche comunitarie volte a contenere il fenomeno2. Le statistiche mondiali sulla produzione ittica (FAO 2003) confermano che: nel 1970 l’Italia occupava il 24° posto della classifica dei principali paesi produttori, con una produzione pari allo 0,6% del totale mondiale; nel 2003 il Paese compare al 38° posto, con una produzione che contribuisce al totale mondiale nella misura dello 0,4%. La produzione ittica italiana complessiva, nel 2005, ammonta a 384 mila tonnellate, i contributi principali a tale produzione sono dati dalla pesca nel Mediterraneo (63%) e dell’acquacoltura (31%). La pesca marittima e lagunare viene praticata in 15 regioni, 10 litorali marittimi e 50 compartimenti marittimi, dislocati lungo circa 8.000 km di costa. La flotta operante nel mediterraneo nel 2005, iscritta all’Archivio Licenze di Pesca (ALP) del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, è costituita da 14.304 imbarcazioni, cui corrisponde un tonnellaggio complessivo di 168.700 tsl (tonnellate di stazza lorda) ed una potenza motore di 1.184.130 kw. A queste si aggiungono 23 battelli operanti nella pesca oceanica3. La piccola pesca è il sistema più diffuso (60% di unità), mentre la pesca a strascico è la più importante per tonnellaggio e potenza motore. Le regioni che maggiormente contribuiscono alla produzione nazionale sono la Sicilia, la Puglia , il Veneto e l’Emilia Romagna che nel 2005 hanno prodotto il 59,5% del pescato totale. La composizione del pescato per gruppi di specie vede il 69,5% della produzione rappresentato da pesci, il 20% da molluschi e il rimanente 10,5% da crostacei4. Riveste un ruolo di primo piano, nell’ambito dell’intera flotta nazionale, la struttura produttiva siciliana, composta da 3.412 battelli e rappresenta il 23,8% di tutti i battelli operanti a livello nazionale. Per la Sicilia la dimensione media di un singolo battello è di 16 tonnellate contro una media nazionale di 12 tonnellate. Su tale valore medio incide pesantemente l’elevato tonnellaggio dei battelli a strascico (57 t.) di molto superiore al tonnellaggio medio dello stesso segmento considerato a livello nazionale (34 t.). La flotta a strascico più importante è quella di Mazara del Vallo dove i battelli presentano una dimensione molto elevata (fino a 140 tonnellate). La Sicilia dispone di un numero elevato di porti (circa 120) che evidenziano una situazione di eccessiva frammentarietà della pesca marittima che ha determinato nel tempo un basso livello degli investimenti in strutture di supporto ed ausiliare alle attività, influenzando negativamente l’efficienza dell’intero sistema economico della pesca e condizionando la capacità di attrazione di capitali sussidiari destinati alle infrastrutture portuali e di servizi, anche commerciali, necessari alla normale efficienza del capitale investito nell’attività produttiva. Il settore “Acquacoltura” siciliano rappresenta, nel panorama nazionale un importante polo produttivo inserendosi tra i primi a livello nazionale, per volumi produttivi legati soprattutto alla piscicoltura marina e salmastra ed a caratterizzarsi come la più significativa realtà produttiva italiana. Per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti ittici siciliani, va evidenziata l’elevata presenza di intermediari e grossisti nel processo distributivo e la capillare presenza, delle unità dedite alla vendita al dettaglio, su tutto il territorio regionale in particolare sulle aree costiere in prossimità dei punti di produzione. L’attuale realtà dei mercati ittici siciliani è caratterizzata da una situazione di parziale abbandono delle strutture pubbliche adibite alla commercializzazione del pescato comune al resto del paese e la struttura dell’industria di trasformazione dei prodotti della pesca mostra una riduzione di competitività e di redditività5. Importanti proposte innovative, già poste in essere da diverse imprese, sono rappresentate da attività turistico-ricreative (pescaturismo e ittiturismo), attraverso le quali gli operatori del settore cercano di valorizzare e diffondere la cultura della pesca e integrare i propri ricavi.
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un
forte depauperamento delle risorse ittiche che ha indotto
Organizzazioni Internazionali, Stati ed Enti Locali a porre in essere
una considerevole attività per la gestione delle risorse
ittiche, nell’ottica di assicurare la disponibilità per
le future generazioni così da garantire uno sviluppo
sostenibile per il settore pesca. A questa copiosa attività,
però, non ha fatto riscontro, a parte rare eccezioni, alcun
significativo miglioramento in termini di recupero degli stock
ittici.
1
Ctr. Inail, Ipsema, Ispesl: Primo Rapporto pesca, luglio
2005. 2
Ctr. Istat, Principali risultati sull’attività di
pesca 2004, 11 gennaio 2006. 3
Ctr. Irepa, Istituto Ricerche economiche per la pesca e
l’Acquacoltura, AREA SISTAN, Statistiche Italiane per la
pesca. 4
Ibidem. 5
Ctr. Programma Operativo Regionale Sicilia 2000-2006, Allegato 1,
Analisi del settore della pesca e dell’acquacoltura.
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